Meccanico
e ingegnere, oltre che abile progettista e costruttori di strumenti,
ideò la macchina a vapore a condensatore separato, punto di partenza
della prima rivoluzione industriale.
Tradizione
artigiana e contatto con la scienza furono per il giovane Watt valori
familiari: il nonno Thomas era stato insegnante di matematica ed il
padre James era fornitore navale nei cantieri sul Clyde.
Gli
anni della sua formazione si svolsero in un ambiente sociale e in un
contesto economico dominati da un lato da Glasgow e dalla sua crescente
potenza commerciale, dall'altro dal Clyde che si veniva affermando come
uno dei maggiori centri del commercio marittimo britannico.
Watt decise
di fare il fabbricante di strumenti scientifici, in particolare
strumenti di pressione. Si recò a Londra presso J. Morgan e al ritorno a
Glasgow fu nominato 'fabbricante di strumenti di pressione per
l'università'; aprì una bottega laboratorio seguita tre anni dopo da una
seconda, in società con J. Craig, situata in Saltmmarket.
Nella sua
bottega vendeva anche gioielli e ninnoli di metallo.
Nel 1764 sposò una
cugina, Margaret Miller, che morì nel 1773 lasciandogli il figlio James
junior.
Nel 1776 Watt si risposò con Ann McGrigor, figlia di un tintore
di Glasgow, da cui ebbe un maschio, Gregory e una femmina, Janet.
Per
aumentare le proprie entrate studiò per diventare ingegnere portuale e
sovraintese ai canali dedicando particolare attenzione agli aspetti
pratici, costruì diversi nuovi apparecchi di misurazione e di livello,
tra cui un telemetro a capello o micrometro.
Il
primo contatto di Watt con la macchina a vapore avvenne attraverso la
mediazione dell'università. La 'classe di filosofia naturale', usava per
compiere i propri esperimenti un modello di una macchina a vapore di T.
Newcomen, il modello si guastò e venne affidato a Watt perché lo
riparasse.
Da un lato effettuò degli esperimenti per determinare il
calore latente di condensazione del vapore e il tasso di evaporazione
dell'acqua; dall'altro fece diverse prove con cilindri di legno cercando
di trovare nuovi soluzioni meccaniche. I risultati degli esperimenti e
delle prove venivano diligentemente annotati su un apposito taccuino.
La
prima invenzione di Watt fu quella del condensatore separato che entrò
in funzione nel maggio del 1765. Nella macchina di Newcomen il vapore si
condensava all'interno del cilindro; nel modello di Watt veniva invece
aspirato in un comparto separato dove si condensava.
Grazie
a questo accorgimento il cilindro poteva rimanere a temperatura
costante e si realizzava così un notevole risparmio di combustibile.
Watt applicò una pompa per togliere l'aria e l'acqua di alimentazione
nel condensatore, chiuse l'estremità superiore del cilindro impedendone
l'accesso all'aria atmosferica; per far abbassare lo stantuffo impiegò
il vapore invece della pressione atmosferica, rivestì il cilindro per
trattenere il calore e infine progettò un perfezionato sistema di
valvole per regolare le comunicazioni tra caldaia, cilindro e
condensatore.
Dopo aver costruito alcune macchine di Newcomen in società
con R. MacKelly, entrò in contatto, grazie a Black, con J. Roebuck,
proprietario di miniere di carbone e di altre varie imprese, fondatore
delle ferrovie di Carron, industriale chimico e imprenditore
d'avanguardia.
A
partire dal 1776 il crescente successo della macchina di Watt si
accompagnò a una serie di migliorie e di perfezionamenti.
Le insistenze
di Boulton indussero Watt a sviluppare accanto alla macchina alternativa
quella rotativa, in grado di fornire il moto rotatorio e continuo
necessario per azionare le macchine della nascente industria tessile.
Più tardi Watt brevettò la macchina a doppio effetto, in cui entrambe le
corse dello stantuffo fornivano lavoro utile; nella macchina normale lo
stantuffo veniva sì spinto in basso dalla pressione di vapore, ma
ritornava alla posizione di partenza semplicemente perché veniva
sollevato dal bilanciere, alla cui estremità opposta gravava il peso
sollevato dalla corsa attiva dello stantuffo.
Le
prime macchine a doppio effetto erano del tipo rotatorio, e
richiedevano un nuovo sistema di collegamento tra pistone e biella:
anche questo problema fu risolto con l'invenzione del parallelogramma di
leve, un artificio meccanico di grande raffinatezza.
Il rapporto tra la
macchina di Watt e l'impiego del vapore nel primo periodo della
rivoluzione industriale non fu certo lineare. Anche molto tempo dopo
l'introduzione sul mercato della macchina di Watt si continuarono a
costruire e utilizzare macchine di Newcomen e di Savery.
D'altra parte
proprio grazie alla maggiore complessità le macchine di Watt diedero
origine a una tecnologia molto più avanzata. Le officine Boulton &
Watt divennero anzi un centro di attrazione internazionale verso cui
convenivano i tecnici di tutti i paesi che intendevano seguire le orme
britanniche verso la rivoluzione industriale.
A Birmingham corrispondeva con chimici, tecnologi, matematici e
astronomi non solo britannici, ma di tutta Europa.
I suoi interessi
infatti non erano limitati alla tecnologia del vapore; anche se non fu
lo scopritore a pieno titolo della composizione dell'acqua, vi giunse
molto vicino.
Anche in chimica l'interesse teorico non si disgiungeva
però da quello pratico: introdusse nelle isole britanniche il
procedimento di candeggio mediante cloro e vi apportò variazioni
essenziali dal punto di vista dell'utilizzabilità commerciale.
La
passione della sua vita restò comunque la meccanica: accanto alle grandi
realizzazioni continuò a creare curiosi aggeggi sempre a metà tra il
gioco e l'intuizione commerciale; nacquero così la copiatrice, la
disegnatrice e la scultrice, destinate nei suoi progetti al mondo delle
belle arti.