Fisico e chimico, inventò la pila.
Sesto
dei sette figli del patrizio Filippo e di Maddalena dei conti Inzaghi,
Volta apparve un fanciullo ritardato, che riuscì a parlare soltanto a
sette anni. Riguadagnò rapidamente il tempo perduto, tanto che i padri
gesuiti di Como, presso i quali il ragazzo frequentò il corso di
filosofia nel 1760-61, notato l'eccezionale ingegno, tentarono di
guadagnarlo al loro ordine, senza tuttavia riuscirvi.
La prima
educazione dette a Volta il gusto alle letture ampie e varie e lo spinse
all'apprendimento, non comune ai suoi tempi, delle lingue viventi, onde
lungo la sua carriera scientifica poté scrivere molte memorie in
italiano, numerose in francese, alcune in latino, poche in tedesco.
Lo
attraevano gli studi naturalistici, per i quali non ebbe maestri e si
fece guidare dalle letture e dalle curiosità; in particolare lo
appassionavano gli studi sull'elettricità, che ricevevano in quegli anni
grande slancio con la comparsa della bottiglia di Leida, con le
ricerche di B. Franklin.
Nel
1763 Volta s'inserì nella discussione teorica con lettere a G. B.
Beccaria e a J. A. Nollet, i due maggiori elettrologi europei
dell'epoca, dai quali ottenne, con le lodi, l'esortazione a rivolgersi
alla ricerca sperimentale. Con l'aiuto del condiscepolo G. C. Gattoni,
che in casa propria aveva costruito un gabinetto di fisica, Volta poté
seguire il consiglio dei due scienziati e dedicarsi negli anni
successivi a lunghe esercitazioni sperimentali, che affiancarono
l'innata abilità manuale.
Nel 1769, in polemica con un'interpretazione
teorica del fenomeno d'influenza elettrostatica data da Beccaria, gli
diresse una lettera a stampa dal titolo
De vi attractiva ignis electrici
ac phaenomenis inde pendentibus, che, pur essendo la prima memoria del
giovane scienziato, contiene i concetti fondamentali della sua
successiva ricerca.
Volta
pone a base della propria trattazione la teoria di Franklin, senza però
ammetterne, come non le aveva ammesse Beccaria, repulsioni elettriche,
ma solamente attrazioni tra fluido elettrico e materia ordinaria.
Quindi, attraverso una teoria strutturale, microscopica, alquanto
macchinosa, egli interpreta i maggiori fenomeni elettrici allora noti,
ne prevede altri e ritiene infondata l'accennata interpretazione di
Beccaria. In particolare, Volta introduce nel suo esame teorico, il
concetto di stato elettrico del corpo, affinato nel concetto di
"tensione" o "potenziale".
Volta continuò ad approfondire la propria
concezione teorica e a confortarla con lavori sperimentali, che lo
condussero nel 1775 alla sua prima grande invenzione, l'elettroforo,
prototipo delle macchine a influenza elettrostatica costruite nei secoli
successivi.
Lo strumento si diffuse rapidamente procurando a Volta fama
internazionale. Nello stesso anno 1775 fu nominato professore di fisica
sperimentale nelle scuole pubbliche di Como, nelle quali era stato
nominato direttore l'anno precedente.
Nel 1776 si cercava in Italia un
gas infiammabile sprigionato spontaneamente dal terreno. Dai conduttori
isolati Volta passa allo studio dei conduttori in presenza l'uno
dell'altro, cioè al problema fondamentale dell'elettrostatica, scoprendo
sperimentalmente importanti proprietà.
Nel corso di questi studi
inventò nel 1780 lo strumento da lui detto "condensatore d'elettricità",
oggi costruito in varie fogge e impiegato in innumerevoli applicazioni,
realizzato da Volta con due piatti metallici separati da uno strato
isolante e portati da manici isolanti. Il condensatore e le scoperte
connesse furono fatte conoscere dallo stesso Volta ai maggiori
scienziati europei in un secondo lungo viaggio di studio, iniziato nel
1781 e durato tredici mesi, attraverso la Francia, il Belgio, l'Olanda,
l'Inghilterra, intensamente occupato da impegni scientifici.
Al ritorno dal viaggio Volta iniziò un vasto programma di metrologia
elettrica, argomento che lo aveva sempre appassionato. Scopo
fondamentale della ricerca era soddisfare il bisogno di elettrometri
sensibili fra loro compatibili e di un'unità elettrometrica
internazionalmente accettata.
Per lo studio dell'elettricità atmosferica
Volta propone un elettroscopio a fiamma, che si diffuse rapidamente
negli osservatori meteorologici ed ebbe successivamente nuovo impulso
quando Kelvin ne consigliò l'uso. Volta adattò l'elettroscopio a fiamma a
due tipi di elettrometro atmosferico.
Compiute le ricerche di
meteorologia elettrica, verso il 1789 Volta avviò un grande lavoro
sperimentale di termologia che lo portò a una scoperta di primaria
importanza, annunciata in una memoria del 1793.
Forse ignorando i lavori
di Volta, nel 1802 riprese la ricerca per tutti i gas J. L. Gay-Lussac,
sotto il cui nome è oggi conosciuta la legge del comportamento dei gas
riscaldati a temperatura costante.
Volta si occupò pure della densità e
della tensione dei vapori al variare della temperatura, e, accanto a
risultati oggi inammissibili, scoprì anche la legge, detta di Dalton,
che la enunciò indipendentemente nel 1801, secondo la quale la pressione
di un miscuglio gassoso è uguale alla somma delle pressioni che
avrebbero i singoli gas componenti, se ognuno occupasse da solo il
volume occupato dal miscuglio.
Nel
1794 Volta sposò Maria Alonsa Teresa Peregrini, divenuta accorta
ammiratrice del patrimonio familiare con vivo compiacimento del marito.
Il
problema delle relazioni tra fenomeni elettrici e fenomeni vitali
riceveva un originale contributo da una grande scoperta
elettrofisiologica annunciata nel 1791 da L. Galvani.
Volta giunse alla
sua massima scoperta, la pila, annunciata in una memoria epistolare del
20 marzo 1800. La comparsa della pila segnò una nuova era nella storia
della fisica e produsse subito una smagliante fioritura di ricerche.
Volta rivolse scarsa attenzione ai sorprendenti fenomeni chimici
ottenuti dalla corrente della pila che sembravano i più fecondi di nuove
scoperte; preferì continuare la polemica contro i galvaniani che si
ostinavano ad attribuire gli effetti della corrente della pila a un
particolare fluido galvanico, distinto dall'elettrico.
Nel 1819 si ritirò a vita privata a Como; negli ultimi anni il più
geniale fisico sperimentatore che abbia avuto l'Italia dopo Galilei
trascinava a fatica il corpo stanco e la mente debilitata.
L'opera Omnia
di Volta è stata pubblicata in edizione nazionale in sette volumi;
anche l'Epistolario è apparso in edizione nazionale.