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Personalità
di primo piano nella fisica e nella matematica della prima metà del
Seicento; viene indicato, latinamente, come Torricellius o Torricellus o
Toricellus.
Frequentò
il collegio dei gesuiti nella città natale, ricevendovi una solida
formazione umanistica. La capacità e la disposizione agli studi (in
particolare quelli matematici) mostrate in questi primi anni, lo fecero
approdare giovanissimo al Collegio romano dell'Ordine. A Roma entrò in
contatto con l'ambiente galileiano frequentando le lezioni di B.
Castelli, il più illustre degli allievi di G. Galilei, allora lettore a
la "Sapienza".
Torricelli non tardò a mettersi in luce fra gli uditori
del dotto prelato, fino a diventarne il segretario. La prima lettera che
possediamo di Torricelli è proprio quella scritta a Galilei l'11
settembre 1632 in qualità di sostituto di Castelli durante un'assenza di
quest'ultimo da Roma. Dopo essersi presentato come un giovane
matematico di idee copernicane e galileiane, Torricelli nella lettera, informa Galilei delle reazioni suscitate
nell'ambiente gesuitico dal Dialogo, reazioni che egli ha potuto
constatare di persona, e lo rassicura sull'opera che Castelli e altri
prelati vanno svolgendo a suo favore nella curia papale.
Dopo questa lettera si ha un periodo di quasi dieci anni in cui mancano
sue notizie. Non è però difficile arguire che, dopo la condanna del
1633, Torricelli dovette seguire le avverse sorti di coloro che avevano
appoggiato Galilei. In particolare quelle di monsignor G. Ciampoli, buon
letterato e simpatizzante della nuova scienza, il quale, privato
dell'ufficio di segretario dei Brevi dei Principi, era stato nominato
amministratore di alcune borgate appenniniche del dominio papale.
Torricelli dovette seguirlo in qualità di segretario, in diverse sue
trasferte, allontanandosi così dall'ambiente romano degli studi. Si ha
traccia dell'ultima di queste trasferte, che vide Torricelli a Fabriano
dalla primavera del 1640 fino al febbraio del 1641.
Poco
dopo, dovendosi recare a Venezia per presenziare a un capitolare del
suo ordine, Castelli decise di prendere con sé il trattatello in due
libri sull'argomento de motu, che Torricelli aveva composto fra mille
difficoltà, per lasciarlo in visione a Galilei. Il progetto di Castelli
era di inviare Torricelli ad Arcetri per aiutare il vecchio e cieco
Galilei a mettere sulla carta le sue ultime speculazioni. Questi si
mostrò subito entusiasta del giovane propostogli come segretario. Ma
soltanto nell'ottobre dello stesso anno 1641, Torricelli poté
raggiungere Arcetri, affiancandosi al giovanissimo V. Viviani. Poco
dopo, l'8 gennaio 1642, Galilei si spegneva.
Torricelli si stava
preparando a rientrare a Roma, quando venne nominato, dal granduca di
Toscana, successore di Galilei, cioè matematico e filosofo di sua
altezza. Era la sicurezza economica, che avrebbe permesso l'esplosione
della produzione scientifica torricelliana degli anni immediatamente
seguenti. Parte di essa si trova raccolta nell'Opera geometrica del
1664, pubblicata a spese del granduca. Questa, che doveva rimanere
l'unica opera pubblicata da Torricelli, comprendeva gli studi giovanili
sulla dottrina de motu , e tutte le ricerche geometriche eseguite
applicando il metodo degli "indivisibili" di Cavalieri, con la sua
estensione agli "indivisibili curvi" ; vi si trovavano anche ampliamenti
della cinematica galileiana, come la determinazione delle tangenti per
motum a diverse curve.
Al
1643 risale l'inizio della fama europea di Torricelli con l'invio in
Francia di alcuni risultati delle sue ricerche. Suscitò una vivissima
ammirazione la cubatura del solido hyperbolico acutissimo, ottenuta da
lui fin dal1641. Si trattava della determinazione del volume (finito)
del solido infinitamente lungo generato dalla rotazione di un ramo di
iperbole attorno al suo asintoto. M. Marsenne si mise subito in contatto
con Torricelli e divenne l'intermediario fra lo scienziato italiano e
P. de Fermat, R. Descartes e G. P. de Roberval.
Dopo
un periodo iniziale di un paio d'anni, i rapporti fra Torricelli e i
colleghi francesi si guastarono a opera prevalentemente di Roberval,
matematico al Collége Royal, che arrogò a sé i risultati relativi alla
cicloide trasmessi in Francia da E. Torricelli. Da allora in poi egli
diventò più guardingo nella segnalazione dei suoi ritrovati scientifici.
Seguire lo svolgersi delle ricerche degli ultimi anni è reso difficile
sia dalla maggiore reticenza nelle comunicazioni epistolari, di cui
abbiamo appena accennato, sia dal fatto che la morte prematura impedì
l'elaborazione e la pubblicazione degli ultimi lavori geometrici, che
rimasero allo stato di appunti.
Le persone che, secondo le indicazioni
dello stesso Torricelli, erano in grado di rivederli e di curarne la
pubblicazione, non lo poterono fare: Cavalieri perché morì poco dopo di
lui, e M. Ricci, allievo del periodo romano, per gli impegni che gli
derivavano dalla porpora cardinalizia.
Siamo solo al primo atto del dramma degli inediti torricelliani.
Cedendo alle pressioni che da più parti gli erano fatte, Viviani si
assunse l'incarico di curare la pubblicazione degli scritti inediti di
Torricelli, che sarebbe avvenuta a spese del granduca.
Nonostante il suo
notevole ingegno matematico, Viviani non aveva però seguito i suoi
indirizzi della ricerca geometrica ed era rimasto fedele al modello
classico. Ben presto si trovò a mal partito con i disordinati appunti
torricelliani, che vertevano su una problematica a lui estranea. In
conclusione, egli non venne a capo dell'impresa della pubblicazione. Non
mancarono, da più parti, accuse pesanti a Viviani, di invidia verso
Torricelli per cui egli avrebbe volontariamente condannato all'oblio le
sue ultime ricerche.
I limiti della sua personalità matematica
forniscono invece la ragione principale dell'accaduto. Frattanto anche
le ricerche ottiche, che rappresentano l'attività principale di
Torricelli, al punto da impedirgli in vita la pubblicazione dei lavori
geometrici, andarono irrimediabilmente perdute, a causa dell'eccessiva
segretezza di cui le volle circondare il granduca. Anche in questo
settore, nessuno fu in grado di riprendere degnamente il lavoro
interrotto dallo scomparso.
Come
si vede, la morte prematura portò durissimi colpi alla conoscenza delle
opere e della fama di Torricelli, il cui nome rimase unicamente legato
alla scoperta del barometro.
Le ricerche geometriche di Torricelli, per un aspetto, rappresentano la
naturale continuazione di quelle di Cavalieri, però con una accentuata
variazione di stile. La capacità inventiva di Torricelli fu tuttavia di
grande aiuto per l'affermazione della nuova geometria degli invisibili,
col mostrarne l'enorme fecondità. A questo proposito, per dare un'idea
delle capacità matematiche di Torricelli, è interessante osservare che
egli passò in meno di un anno dalla completa ignoranza della geometria
degli invisibili alla cubatura del solido hyperbolico acutissimo di cui
abbiamo già parlato.
La
sicurezza di Torricelli nell'uso degli invisibili si basava sulla
convinzione che anche gli antichi avessero conosciuto qualcosa di simile
e se ne fossero serviti nella ricerca di nuovi risultati, per poi
ridimostrarli mediante l'esaustione. E' evidente la divinazione
dell'esistenza del metodo dei teoremi meccanici di Archimede, riscoperto
solo nel 1906. In comune con altri matematici della sua epoca,
Torricelli intuisce che il metodo di esaustione occulta la vera strada
seguita dal pensiero per raggiungere un determinato risultato.
Compito della nuova geometria sarà di coprire il distacco fra scoperta e
dimostrazione, sancito dai metodi dei geometri greci. Per Torricelli,
le dimostrazioni per indivisibili, oltre a essere molto più naturali e
dirette delle macchinose riduzioni all'assurdo dei matematici antichi,
raggiungevano il loro stesso rigore.
Le
ricerche, di cui abbiamo fin qui parlato, vertono intorno a quelli che
noi chiameremo i problemi dell'integrazione, ma in Torricelli troviamo
molto sviluppati anche i problemi che chiameremo della derivazione.
Purtroppo però la morte troncò le sue indagini in questi campi. Si
trattava comunque di quei concetti sui quali Newton più tardi costruì il
suo calcolo.
Spunti notevoli si trovano anche nelle Lezioni Accademiche, in alcune
delle quali viene illustrata e sviluppata la teoria della pressione
atmosferica.
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