Biografia degli Scienziati


 
Ohm Georg Simon
Erlangen (Germania), 16 Marzo 1789  -  Monaco, 6 Luglio 1854


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Fisico, scoprì la legge di elettrologia che porta il suo nome.

All'origine delle conoscenze scientifiche e filosofiche di Ohm sta il padre autodidatta, Johann Wolfgang, il quale educò i figli insegnando loro, unitamente alla filosofia di I. Kant e di Fichte, gli elementi delle scienze matematiche, chimiche e fisiche. Iscrittosi all'universita nella stessa città, Ohm se ne allontanò dopo pochi mesi a seguito di pressioni paterne, dovute nella massima parte al fatto che Johann Wolfgang desiderava punire il figlio per la sua eccessiva predilezione per gli svaghi.

Ebbe così inizio un periodo durante il quale Ohm, senza seguire studi ordinati secondo programmi accademici, si interessò di fisica matematica, rivolgendo una speciale attenzione all'opera di L. Euler e di P. S. de Laplace.

Nel 1811 superò comunque gli esami richiesti dall'università di Erlangen al fine di ottenere il dottorato, e, per soli tre semestri, insegnò matematica presso la stessa università. Ohm si trovò, per molti anni, a dover svolgere attività didattiche del tutto difformi rispetto agli studi che egli sviluppava e alle ricerche sperimentali e teoriche che lo dovevano condurre alla formulazione della legge che ancora oggi reca il suo nome.

Sino al 1820 egli continuò a perfezionare le proprie conoscenze scientifiche attraverso l'analisi delle grandi opere emerse dalla scuola francese di fisica matematica. In modo particolare Ohm fu influenzato dal grandioso programma metodologico che Fourier difendeva nell'ambito della scuola francese e che rivendicava al processo di matematizzazione crescente delle scienze empiriche un ruolo di primaria importanza nell'interpretazione dei fenomeni.

Il 1820 fu per le scienze fisiche europee un anno di acuta tensione. La pubblicazione della breve memoria di H. C. Oersted poneva in discussione, sul fronte dei fenomeni elettrici e magnetici, alcune concezioni fisiche che sino ad allora erano apparse assolutamente stabili.

Anche Ohm, si dedicò all'analisi dei nuovi problemi emergenti dal dibattito sulle congetture di Oersted. Utilizzando conduttori di lunghezza diversa, Ohm tentava comunque di individuare la relazione tra la "perdita di forza" elettromagnetica esercitata dai conduttori percorsi da corrente e la lunghezza di questi ultimi. A suo avviso era legittimo esprimere quella relazione sostenendo che la "perdita di forza" era una funzione logaritmica della lunghezza del conduttore.

Data questa relazione formale, Ohm tentava di giustificare l'esistenza di una sorta di scala decrescente per la conducibilità dei diversi conduttori sperimentati: rame, oro, argento, zinco, ottone, ferro, platino, stagno e piombo.

Nello stesso anno 1825 venivano pubblicati i risultati ottenuti da altri studiosi a proposito del problema della conducibilità. Il cosiddetto "potere conduttore" dei metalli non era facilmente misurabile, come già gli studi di H. Davy e di J. Ritter avevano posto in evidenza.

Particolarmente interessante, dal punto di vista di Ohm, si rivelavano le misurazioni mediante le quali Barlow aveva cercato di correlare l'intensità delle correnti elettriche e le dimensioni geometriche dei conduttori metallici.

Il potere conduttore di fili costituiti da un medesimo metallo e aventi uno stesso rapporto fra lunghezza e diametro risultava essere, secondo le osservazioni di Barlow, una costante. Inoltre, sia Barlow sia Becquerel ponevano in evidenza che la deviazione di un ago magnetico non variava quando l'ago veniva spostato lungo un conduttore percorso da corrente: questa costanza dell'effetto inficiava le ipotesi che alcuni studiosi avevano proposto e secondo le quali ci si doveva attendere una variazione della deflessione dell'ago, dovuta all'esistenza di uno o di due fluidi elettrici.

Questo insieme di dati empirici, raccolti con tecniche diverse e suscettibili di interpretazioni contrastanti, fu riesaminato e controllato da Ohm.

Nel 1826 egli dava alle stampe due memorie nelle quali il materiale empirico disponibile e accertabile era presentato in forma organizzata, grazie a una revisione critica dei metodi fatti propri rispettivamente da Becquerel e da Barlow.

Nella prima delle due memorie del 1826 la legge di Ohm è presente in forma esplicita. Le prime conferme sperimentali della legge di Ohm si ebbero grazie a indagini eseguite da G. T. Fechner e da C. Pouillet. Fechner compì nel 1830 alcune misurazioni sulla resistenza dei conduttori metallici che potevano essere interpretate in modo conforme alla legge di Ohm.

Ma già nel 1830 alcune obiezioni contro la lettura dei dati suggerita da Fechner erano state sollevate, proprio da Ohm, in merito all'interpretazione dei fenomeni di polarizzazione.

Ci fu un tentativo di attribuire a Pouillet buona parte dei meriti che invece toccavano al fisico di Erlangen, tuttavia l'attenzione con cui diversi studiosi prendevano in considerazione il lavoro teorico di Ohm è testimoniata da alcune memorie apparse tra il 1831 e il 1835 e dovute a scienziati quali H. F. Lenz, W. E. Weber, K. F. Gauss e M. H. von Jacobi.

E' d'altra parte noto che le ricerche di Ohm non godettero di molta fortuna prima del 1840, e che la stessa carriera accademica del nostro autore non risentì di particolari benefici grazie all'importanza dei risultati esposti nella monografia del 1827.