|
Fisico, scoprì la legge di elettrologia che porta il suo nome.
All'origine
delle conoscenze scientifiche e filosofiche di Ohm sta il padre
autodidatta, Johann Wolfgang, il quale educò i figli insegnando loro,
unitamente alla filosofia di I. Kant e di Fichte, gli elementi delle
scienze matematiche, chimiche e fisiche. Iscrittosi all'universita nella
stessa città, Ohm se ne allontanò dopo pochi mesi a seguito di
pressioni paterne, dovute nella massima parte al fatto che Johann
Wolfgang desiderava punire il figlio per la sua eccessiva predilezione
per gli svaghi.
Ebbe così inizio un periodo durante il quale Ohm, senza
seguire studi ordinati secondo programmi accademici, si interessò di
fisica matematica, rivolgendo una speciale attenzione all'opera di L.
Euler e di P. S. de Laplace.
Nel 1811 superò comunque gli esami
richiesti dall'università di Erlangen al fine di ottenere il dottorato,
e, per soli tre semestri, insegnò matematica presso la stessa
università. Ohm si trovò, per molti anni, a dover svolgere attività
didattiche del tutto difformi rispetto agli studi che egli sviluppava e
alle ricerche sperimentali e teoriche che lo dovevano condurre alla
formulazione della legge che ancora oggi reca il suo nome.
Sino al 1820 egli continuò a perfezionare le proprie conoscenze
scientifiche attraverso l'analisi delle grandi opere emerse dalla scuola
francese di fisica matematica. In modo particolare Ohm fu influenzato
dal grandioso programma metodologico che Fourier difendeva nell'ambito
della scuola francese e che rivendicava al processo di matematizzazione
crescente delle scienze empiriche un ruolo di primaria importanza
nell'interpretazione dei fenomeni.
Il 1820 fu per le scienze fisiche
europee un anno di acuta tensione. La pubblicazione della breve memoria
di H. C. Oersted poneva in discussione, sul fronte dei fenomeni
elettrici e magnetici, alcune concezioni fisiche che sino ad allora
erano apparse assolutamente stabili.
Anche
Ohm, si dedicò all'analisi dei nuovi problemi emergenti dal dibattito
sulle congetture di Oersted. Utilizzando conduttori di lunghezza
diversa, Ohm tentava comunque di individuare la relazione tra la
"perdita di forza" elettromagnetica esercitata dai conduttori percorsi
da corrente e la lunghezza di questi ultimi. A suo avviso era legittimo
esprimere quella relazione sostenendo che la "perdita di forza" era una
funzione logaritmica della lunghezza del conduttore.
Data questa
relazione formale, Ohm tentava di giustificare l'esistenza di una sorta
di scala decrescente per la conducibilità dei diversi conduttori
sperimentati: rame, oro, argento, zinco, ottone, ferro, platino, stagno e
piombo.
Nello stesso anno 1825 venivano pubblicati i risultati ottenuti da
altri studiosi a proposito del problema della conducibilità. Il
cosiddetto "potere conduttore" dei metalli non era facilmente
misurabile, come già gli studi di H. Davy e di J. Ritter avevano posto
in evidenza.
Particolarmente interessante, dal punto di vista di Ohm, si rivelavano
le misurazioni mediante le quali Barlow aveva cercato di correlare
l'intensità delle correnti elettriche e le dimensioni geometriche dei
conduttori metallici.
Il
potere conduttore di fili costituiti da un medesimo metallo e aventi
uno stesso rapporto fra lunghezza e diametro risultava essere, secondo
le osservazioni di Barlow, una costante. Inoltre, sia Barlow sia
Becquerel ponevano in evidenza che la deviazione di un ago magnetico non
variava quando l'ago veniva spostato lungo un conduttore percorso da
corrente: questa costanza dell'effetto inficiava le ipotesi che alcuni
studiosi avevano proposto e secondo le quali ci si doveva attendere una
variazione della deflessione dell'ago, dovuta all'esistenza di uno o di
due fluidi elettrici.
Questo
insieme di dati empirici, raccolti con tecniche diverse e suscettibili
di interpretazioni contrastanti, fu riesaminato e controllato da Ohm.
Nel 1826 egli dava alle stampe due memorie nelle quali il materiale
empirico disponibile e accertabile era presentato in forma organizzata,
grazie a una revisione critica dei metodi fatti propri rispettivamente
da Becquerel e da Barlow.
Nella prima delle due memorie del 1826 la
legge di Ohm è presente in forma esplicita. Le prime conferme
sperimentali della legge di Ohm si ebbero grazie a indagini eseguite da
G. T. Fechner e da C. Pouillet. Fechner compì nel 1830 alcune
misurazioni sulla resistenza dei conduttori metallici che potevano
essere interpretate in modo conforme alla legge di Ohm.
Ma già nel 1830
alcune obiezioni contro la lettura dei dati suggerita da Fechner erano
state sollevate, proprio da Ohm, in merito all'interpretazione dei
fenomeni di polarizzazione.
Ci
fu un tentativo di attribuire a Pouillet buona parte dei meriti che
invece toccavano al fisico di Erlangen, tuttavia l'attenzione con cui
diversi studiosi prendevano in considerazione il lavoro teorico di Ohm è
testimoniata da alcune memorie apparse tra il 1831 e il 1835 e dovute a
scienziati quali H. F. Lenz, W. E. Weber, K. F. Gauss e M. H. von
Jacobi.
E' d'altra parte noto che le ricerche di Ohm non godettero di
molta fortuna prima del 1840, e che la stessa carriera accademica del
nostro autore non risentì di particolari benefici grazie all'importanza
dei risultati esposti nella monografia del 1827.
|