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Fisico, scoprì il campo magnetico generato da una corrente elettrica.
Il
grande scienziato danese entrò nell'Università di Copenaghen nel 1793,
dedicandosi in particolar modo allo studio della medicina, della fisica e
dell'astronomia.
Nel 1797, ottenne il dottorato in filosofia,
unitamente a un premio per un suo saggio sulle scienze mediche, e
preparò uno schema di teoria vertente sulle proprietà degli alcali. I
primi contatti con il pensiero europeo furono stabiliti da Oersted
durante un viaggio in Germania, in Francia e nei Paesi Bassi (1801). In
tale occasione egli incontrò i filosofi Schelling, Fichte e Tieck,
nonché i fisici Ritter e B. Thompson Rumford, e, come risulta dalla sua
corrispondenza, egli rimase colpito dalla massa di nuovi problemi
scientifici che stavano sorgendo come implicazioni della pila di A.
Volta.
Questi nuovi interessi non furono tuttavia sufficienti a fargli
ottenere, nel 1803, la cattedra di fisica presso l'Università di
Copenaghen.
Nel 1817 assunse, come docente, il titolo di ordinario. Le
scienze chimiche in relazione alle nuove conoscenze
sull'elettromagnetismo costituirono, tra il 1812 e il 1813, il banco di
prova per le considerazioni generali esposte da Oersted nel volume del
1809.
Una fortunata edizione in lingua francese, apparsa nel 1813 a
Parigi con il titolo di Recherches sur l'identitè des forces chimiques
et electriques,
fece di Oersted uno dei più noti scienziati europei. La tesi che egli
sosteneva era particolarmente esplicita nei riguardi della "grande
somiglianza tra le attrazioni e repulsioni elettriche e magnetiche" e
della "similarità delle loro leggi". Anziché accontentarsi di indicare
tali analogie, lo scienziato doveva, secondo Oersted, coglierne il
senso, individuando il ruolo che veniva svolto dalle correnti
elettriche: "La forma dell'attività galvanica è mediana tra la forma
magnetica e la forma elettrica. In essa le forze sono più latenti
nell'elettricità e meno latenti che nel magnetismo".
La
tesi che Oersted avrebbe fatto trionfare con la breve comunicazione del
1820 era già espressa in questo lavoro di chimica fisica del 1813.
Negli anni successivi al 1813 il nostro autore si impegnò in lavori e
indagini su un fronte di problemi che andava dalle spedizioni geologiche
alla progettazione di dispositivi elettrici di varia natura, pur senza
mai abbandonare la direttrice principale di ricerca sulle interazioni
tra fenomeni elettrici e magnetici.
Nella primavera del 1820, Oersted
pose in evidenza l'azione che una corrente era capace di esercitare su
un ago magnetico. Richiamò l'attenzione sulle variazioni dell'ago
magnetico durante i temporali, e, nello stesso tempo espose l'ipotesi
che una scarica elettrica potesse agire su un ago magnetico situato
all'esterno del circuito galvanico.
Nella
voce Thermo-electricity, che Oersted preparò nel 1830 per la Edinburg
encyclopedia, il nostro autore sosteneva che quel 'conflitto' era la
radice della "legge fondamentale dell'elettromagnetismo, e cioè
della legge per cui l'effetto magnetico della corrente elettrica
comporta un moto circolare attorno a essa".
La comunicazione del 1820, originariamente in lingua latina, fu
tradotta in quasi tutte le lingue europee, e venne publicata, nel
medesimo anno, sulle più importanti riviste scientifiche europee.
L'11 settembre l'esperimento di Oersted fu ripetuto nell'Institut de
France alla presenza di A. M. Ampère. Nel 1823 si recò a Parigi per
discutere con Ampère, Arago, J. B. Fourier e A. J. Fresnel sugli
sviluppi, ormai rapidissimi, delle nuove ricerche teoriche e
sperimentali concernenti i rapporti tra i fenomeni elettrici e i
fenomeni magnetici.
In tale occasione egli collaborò con Fourier alla
stesura di una comunicazione relativa ad alcune osservazioni di Seebeck
sulla possibilità di produrre correnti riscaldando i punti di giunzione
in circuiti costituiti da metalli differenti: il termine
termoelettricità fu suggerito da Oersted.
Nel 1850 la lunga permanenza
di Oersted presso l'Università di Copenaghen venne celebrata alla
stregua di una festa nazionale, alla presenza di ministri del re: pochi
mesi dopo, il 9 marzo del 1851, lo scienziato danese moriva a
Copenaghen, mentre a Londra era in stampa una raccolta di suoi scritti
intitolata The soul in nature.
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