Biografia degli Scienziati


 
Lorentz Hendrik Antoon
Arnhem (Olanda), 18 Luglio 1853  -  Haarlem, 4 Febbraio 1928


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Fisico, formulò una teoria elettronica della materia e studiò l'elettrodinamica dei corpi in movimento; per le sue ricerche ottenne il premio Nobel per la fisica nel 1902, assieme a P. Zeeman.

Nel 1870 cominciò a frequentare la facoltà di matematica e fisica presso l'Università di Leiden e appena un anno e mezzo dopo superò un esame che gli consentì di occupare un posto di docente nella scuola serale della sua città. Proseguì tuttavia gli studi, in particolare come autodidatta, non nascondendo la sua ammirazione soprattutto per A. J. Fresnel.

L'opera del grande fisico matematico francese formò così il primo nucleo della biblioteca di Lorentz, destinata a diventare notevolissima.

Nel 1873 conseguì la laurea a pieni voti e con lode, e, due anni dopo, presentò la sua tesi di dottorato che venne tradotta in francese.

Dopo aver rinunciato, nel 1877, a un incarico di matematica presso l'Università di Utrecht, Lorentz ricoprì nel 1878 la prima cattedra di fisica pura. Nel 1880 confermò le validità dell'equazione di stato dei gas reali. Nel 1886 seguì il trattamento termodinamico dell'effetto termoelettrico nei metalli. L'anno dopo, il fisico olandese colmò finalmente una lacuna indicata dal suo collega H. Kamerlingh Onnes nel teorema H di L. Boltzmann, la cui teoria trovò pertanto forma compiuta e definitiva.

Lorentz riuscì a determinare le costanti materiali della teoria fenomenologica di campo, formulata da Maxwell. E invero: spiegò la costante dielettrica introducendo il concetto di dipoli generati da un campo elettrico indotto; ricondusse la permeabilità a correnti orbitali condizionate dagli elettroni che si muovono intorno ai nuclei atomici in traiettorie chiuse; interpretò la conducibilità con la mobilità dei portatori di carica in seno alla materia. Anche la dispersione della luce poté essere facilmente spiegata col fatto che gli elettroni, legati tra loro in modo elastico, sarebbero indotti in oscillazioni da un'onda elettromagnetica.

L'attesa influenza del vento cosmico non poté però essere dimostrata né dall'esperimento che venne eseguito da A. A. Michelson ed E. W. Morley né dalla sua successiva ripresa. Lorentz riuscì ad accordare questo risultato negativo con la sua teoria dell'etere cosmico soltanto facendo propria l'ipotesi di contrazione, avanzata già da G. F. Fitzgerald. Il problema che ne scaturiva, di uno stesso andamento dei processi elettromagnetici sia nei sistemi in movimento sia nei sistemi immobili rispetto all'etere cosmico, poteva essere risolto, secondo Lorentz, ammettendo che a ogni sistema dotato di moto uniforme si dovesse ascrivere una misura di tempo diversa. Così egli fu in grado di formulare equazioni di trasformazione per le misure spazio-temporali nei diversi sistemi in modo che le equazioni maxwelliane rimanessero invariati rispetto alle "trasformazioni di Lorentz".

Qualche tempo dopo che fu formulata la teoria della radiazione di Planck e Ratyleigh-Jeans, Lorentz si occupò di questo problema "fino a rompersi la testa", come egli stesso ebbe a dire. Lorentz si rendeva conto che le misure di Hagen e Rubens erano valide soltanto per le onde lunghe e perciò tentò di estendere tali precisazioni anche alle onde corte al fine di giungere ad una formula generale della radiazione. Egli si riprometteva di dimostrare che il teorema dell'equipartizione della meccanica statistica classica non era sostenibile per quei sistemi che oltre alla materia ponderabile contengono "etere".

Con le equazioni fondamentali generali della meccanica e dell'elettrodinamica come punto di partenza, Lorentz giunse però di nuovo al principio dell'equipartizione, approdando ancora alla formula di Jeans della radiazione. Annunciò la sua disponibilità verso la fisica moderna in una serie di messe a punto e di prese di posizioni nei confronti dello stato più attuale delle ricerche, di cui divenne, il "presidente onorario per definizione", grazie alla sua amabilità e al dominio delle lingue più importanti. Dopo la prima guerra mondiale, fece opera di moderazione, e fu proprio intorno a quel tempo che 93 intellettuali tedeschi sottoscrissero un "appello al mondo della cultura" in cui ogni paragrafo cominciava con le parole polemiche "Non è vero".

Nonostante i suoi impegni internazionali Lorentz non rinunciò mai del tutto all'insegnamento e a partire dal 1912 sino a poco tempo prima della sua morte continuò come professore straordinario presso l'università di Leiden a tenere regolarmente le sue celebri "lezioni del lunedì" ed ebbe tra gli uditori persino Albert Einstein e Paul Ehrenfest. La versatilità di Lorentz gli consentì di operare anche in settori al di fuori dell'università. Infatti, nel 1918 ricevette l'incarico di ideare un piano di lavoro per il prosciugamento dello Zuidersee, che condusse a termine nel 1926.