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Filosofo, matematico, fisico, noto anche col cognome latinizzato Cartesio.
Nacque - a quanto sembra - di parto prematuro, sul ciglio della strada
che sua madre percorreva per andare a partorire presso i suoi a La Haye,
piccolo borgo di Turenna. Suo padre era consigliere al parlamento di
Rennes e faceva parte di quei quadri della piccola nobiltà che permisero
al regno di Francia di superare le crisi della fine del XVI secolo.
Il
giovane Renè compì i propri studi presso il collegio reale di La
Flèche, tenuto dai gesuiti. Ottenuto a Poitier la licenza in diritto, il
giovane Descartes parte per l'Olanda e si arruola nell'arma di Maurizio
di Nassau.
Il 10 novembre ha, presso Ulma, una
notte di sogni esaltanti intorno "ai fondamenti di una scienza
ammirevole" e rinuncia ben presto alla vita militare per seguire una
vocazione intellettuale che s'imponeva sempre più nel suo animo.
Lo ritroviamo in Francia nel
1622 per regolare i suoi affari di famiglia.
Per due anni egli
approfitta dei su frequenti soggiorni a Parigi per condurre vita di
mondo e nello stesso tempo intrattenere attive relazioni scientifiche. A
quest'epoca egli compose le sue Regulae (Règles pour la direction de
l'esprit), il cui testo fu riconosciuto solo dopo la sua morte e che
costituiscono la "magna carta" di tutto il suo lavoro.
Nella primavera
del 1629 egli riparte per l'Olanda. I primi anni di soggiorno avevano
consentito un importante lavoro di redazione e la formazione di progetti
di lavoro da pubblicare. Tali progetti furono bloccati nell'istante in
cui seppe della morte di Galileo nel 1637.
Nato alla fine di un secolo
in cui la religione e la società del vecchio continente erano state
scosse da violente crisi, Descartes non fu certamente il solo a
percepire fin dalla giovinezza l'esigenza di una radicale revisione
dell'inquadramento generale del pensiero che permettesse all'uomo di
ritrovare un senso di fiduciosa certezza, di vincere lo scetticismo e
scongiurare la disperazione. Egli fu però, certamente, tra i pionieri di
un nuovo modo di far scienza, colui che ne ha concepito la forma e le
condizioni con la più grande e suggestiva lucidità.
Quando nel 1637 la
Géometrie apparve in un contesto didattico, al livello di un "saggio"
del metodo come tanti altri, bisognava tuttavia essere un lettore
avveduto e perspicace per coglierne il significato profondo.
L'introduzione di notazioni nuove, che da un lato rendeva più immediata
la percezione della corrispondenza tra problemi geometrici e risoluzioni
algebriche, distoglieva l'attenzione di apprezzamenti superficiali.
Ancora oggi è diffusa l'abitudine di celebrare Descartes come creatore della geometria analitica.
E' soltanto oggi, grazie
all'esame minuzioso della corrispondenza e dei manoscritti, che la
matematica cartesiana appare nel suo vero valore. Essa adopera notazioni
precise, ma le mantiene al livello di strumenti; essa perfeziona
l'algebra ed è animata dalla speranza di allargare al massimo il raggio
d'azione di una logica sottomessa al controllo della noncontraddizione
ed escludente l'infinito attuale.
Le "verità eterne" s'impongono
effettivamente sempre di più a Cartesio come il punto di partenza di
ogni conoscenza sicura e, se la filosofia è un albero di cui la fisica è
il tronco, mentre la meccanica, la medicina e la morale ne sono i rami
principali, la metafisica ne costituisce le radici.
Chiarire le
questioni di metafisica è indispensabile per poter poi spingere innanzi
la conoscenza della natura. E' per questo la metafisica di Cartesio
comincia col dubbio, un dubbio metodico che consiste nel domandarsi se i
giudizi d'esistenza che noi formuliamo spontaneamente a partire dai
dati dei nostri sensi siano giustificati, ma anche un dubbio che si
spinge fino a piegare il giudizio nel senso opposto a quello abituale e
che perciò merita il nome di iperbolico.
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