Biografia degli Scienziati


Descartes René
La Haye (Francia), 31 Marzo 1596  -  Stoccolma, 11 Febbraio 1650


<

Filosofo, matematico, fisico, noto anche col cognome latinizzato Cartesio.

Nacque - a quanto sembra - di parto prematuro, sul ciglio della strada che sua madre percorreva per andare a partorire presso i suoi a La Haye, piccolo borgo di Turenna. Suo padre era consigliere al parlamento di Rennes e faceva parte di quei quadri della piccola nobiltà che permisero al regno di Francia di superare le crisi della fine del XVI secolo.

Il giovane Renè compì i propri studi presso il collegio reale di La Flèche, tenuto dai gesuiti. Ottenuto a Poitier la licenza in diritto, il giovane Descartes parte per l'Olanda e si arruola nell'arma di Maurizio di Nassau.

Il 10 novembre ha, presso Ulma, una notte di sogni esaltanti intorno "ai fondamenti di una scienza ammirevole" e rinuncia ben presto alla vita militare per seguire una vocazione intellettuale che s'imponeva sempre più nel suo animo.

Lo ritroviamo in Francia nel 1622 per regolare i suoi affari di famiglia.

Per due anni egli approfitta dei su frequenti soggiorni a Parigi per condurre vita di mondo e nello stesso tempo intrattenere attive relazioni scientifiche. A quest'epoca egli compose le sue Regulae (Règles pour la direction de l'esprit), il cui testo fu riconosciuto solo dopo la sua morte e che costituiscono la "magna carta" di tutto il suo lavoro.

Nella primavera del 1629 egli riparte per l'Olanda. I primi anni di soggiorno avevano consentito un importante lavoro di redazione e la formazione di progetti di lavoro da pubblicare. Tali progetti furono bloccati nell'istante in cui seppe della morte di Galileo nel 1637.

Nato alla fine di un secolo in cui la religione e la società del vecchio continente erano state scosse da violente crisi, Descartes non fu certamente il solo a percepire fin dalla giovinezza l'esigenza di una radicale revisione dell'inquadramento generale del pensiero che permettesse all'uomo di ritrovare un senso di fiduciosa certezza, di vincere lo scetticismo e scongiurare la disperazione. Egli fu però, certamente, tra i pionieri di un nuovo modo di far scienza, colui che ne ha concepito la forma e le condizioni con la più grande e suggestiva lucidità.

Quando nel 1637 la Géometrie apparve in un contesto didattico, al livello di un "saggio" del metodo come tanti altri, bisognava tuttavia essere un lettore avveduto e perspicace per coglierne il significato profondo.

L'introduzione di notazioni nuove, che da un lato rendeva più immediata la percezione della corrispondenza tra problemi geometrici e risoluzioni algebriche, distoglieva l'attenzione di apprezzamenti superficiali.

Ancora oggi è diffusa l'abitudine di celebrare Descartes come creatore della geometria analitica.

E' soltanto oggi, grazie all'esame minuzioso della corrispondenza e dei manoscritti, che la matematica cartesiana appare nel suo vero valore. Essa adopera notazioni precise, ma le mantiene al livello di strumenti; essa perfeziona l'algebra ed è animata dalla speranza di allargare al massimo il raggio d'azione di una logica sottomessa al controllo della noncontraddizione ed escludente l'infinito attuale.

Le "verità eterne" s'impongono effettivamente sempre di più a Cartesio come il punto di partenza di ogni conoscenza sicura e, se la filosofia è un albero di cui la fisica è il tronco, mentre la meccanica, la medicina e la morale ne sono i rami principali, la metafisica ne costituisce le radici.

Chiarire le questioni di metafisica è indispensabile per poter poi spingere innanzi la conoscenza della natura. E' per questo la metafisica di Cartesio comincia col dubbio, un dubbio metodico che consiste nel domandarsi se i giudizi d'esistenza che noi formuliamo spontaneamente a partire dai dati dei nostri sensi siano giustificati, ma anche un dubbio che si spinge fino a piegare il giudizio nel senso opposto a quello abituale e che perciò merita il nome di iperbolico.