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Biografia
degli Scienziati
Biot Jean-Baptiste
Parigi, 12 Aprile 1774
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Parigi, 3 Febbraio 1862
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Fisico,
matematico, geodeta, storico della scienza, è ricordato soprattutto per
la scoperta del fenomeno di polarizzazione della luce nella rifrazione.
Figlio di un funzionario dell'erario, dopo aver terminato il liceo,
Biot cominció a lavorare a Le Havre alle dipendenze di un mercante
locale, ma poco dopo si arruolo' volontario nell'esercito repubblicano,
tra le cui file si distinse per il suo coraggio, particolarmente in
occasione della battaglia di Hondschoote (6-8 settembre 1793).
Tornato a Parigi (secondo la tradizione, sulla carrozza di Saint-Just),
s'iscrisse alla École Normale, che era stata appena fondata da G.
Monge. Quando il 18 vendemmiaio del III anno della repubblica (1796)
Biot e un suo compagno furono arrestati dopo la dimostrazione contro il
governo repressa da Bonaparte, Monge minacciò di dimettersi dalla École
Normale se i suoi due più brillanti allievi fossero stati espulsi.
Nel 1797 Biot conobbe P. S. de Laplace ed ebbe il privilegio di leggere
le bozze de La mécanique céleste man mano che veniva stampato il
trattato di questo grande continuatore dell'opera di Newton. Laplace
dimostrò sempre grande benevolenza nei confronti del giovane collega,
come testimonia il fatto che prima presentò all'Académie des Sciences
un saggio di Jean-B. Biot perché venisse pubblicato e solo dopo mostrò
al suo protetto un suo scritto da cui risultava che aveva ottenuto i
medesimi risultati già molto tempo prima. Con l'appoggio di Laplace nel
1300 Biot ottenne l'incarico di professore al Collège de France. Nel
1803 fu nominato membro dell'Institut de France e tre anni dopo membro
del Bureau des Longitudes. Nel 1841 venne eletto all'Accadémie des
Inscriptions et Belles Lettres e nel 1856 all'Académie Française ed
entrò cosi a far parte del novero degli "immortali".
La lunga vita di Biot trascorse in un periodo romantico e ricco di
avvenimenti per la sua patria. Diverse sue opere sono pienamente
conformi allo spiríto del suo tempo. Guidò la commissione che stabili
l'origine cosmica della pioggia di mereoriti caduta il 26 aprile 1803 a
l'Aigle. Su suggerimento di Laplace e di C. L. Berthollet, il 24 agosto
1804 Biot e I. L Gay-Lussac si alzarono in aria con un pallone che a
suo tempo era stato utilizzato dall'esercito di Napoleone in Egitto.
All'altezza di 4000 m i due studiosi effettuarono per tre ore e mezzo
nisurazioni delle variazioni del campo magnetico della Terra (i dati
risultarono poi inesatti a causa dell'imprevista rotazione della
navicella del pallone.
Negli anni 1806 e 1807, insieme al giovane scienziato J. F. Arago, Biot
compi un lungo viaggio in Spagna allo scopo di misurare la lunghezza
dell'arco del meridiano zero. Egli prosegui le sue ricerche geodetiche
anche negli anni successivi. A questa scopo nel 1817 e 1818 soggiornò
in Inghilterra e nel 1824-25 in Italia e in Spagna. Tra l'altro a Roma
fu ricevuto dal papa Leone XII e in Valicano ebbe un colloquio a
proposito del processo contro Galileo.
Se le succitate ricerche, senza dubbio di grande importanza, resero il
suo nome noto fra il vasto pubblico, egli conquistò però una solida
fama scientilica soprattutto per le ricerche sulla teoria matematica
della conduzione termica (1804) e per gli studi di ottica e di
elettromagnetismo.
Nel 1811 Biot scopri i fenomeno di polarizzazione della luce nella
rifrazione. Nei 1815, l'uno indipendente dall'altro, egli e T. J.
Secbeck (1770-1831) scoprirono I'effetto di rotazione del piano di
polarizzazione in alcune sostanze ottiche alla stato amorfo, in
soluzioni o vapori (precedentemente, nel 1811, quest'effetto era stato
osservato da Arago nel cristallo di quarzo). Biot trasse la
conclusione, rivelatasi poi esatta, che la proprietà indicata è
conseguenza della struttura specifica (asimmetrica) delle molecole.
Nel 1818 riparti le sostanze otticamenie attive in due classi, secondo
la loro capacita di ruotare il piano di polarizzazione della luce a
sinistra o a desta. Nel 1832 stabili che l'angolo di rotazione del
piano di palarizzazione è proporzionale alla concentrazione di zucchero
in soluzione. Questa scoperta segnò la nascita di una nuova branca di
ottica applicata, la saccarimetria, che anche oggi trova vasta
applicazione nell'industria alimentare e in medicina (diagnostica del
diabete). Le sue ultime ricerche sono strettamenie connesse agli studi
di L. Pastour sull'acido tartarico.
Venutone a conoscenza, Biot controllò subito i risultati alla presenza
del giovane studioso e, come venne ricordato da Pasteur medesimo,
subito dopo aver registrato le indicazioni dello strumento
(polarimetro), esclamò emozionato "Mon cher enfant, j'ai tant aimé la
science pendant ma vie que cela me fuit le coeur!".
Da segnalare ancora sono la 'legge di Biot', secondo cui l'angolo di
rotazione del piano di polarizzazione è inversamente proporzionale al
quadrato della lunghezza d'onda, e la scoperta da lui operata del
fenomeno del dicroismo, cioè la dipendenza dalla direzione di
osservazione della colorazione di sostanze dicroiche, in particolare
della tormalina, allorché sono illuminate da luce bianca.
Il 30 ottobre 1820, un mese e mezzo dopo che in Francia era stata resa
nota la scoperta di H. C. Oersted, Biot riferi all'Académie des
Sciences di avere stabilito, insieme al suo allievo Savart, la
dipendenza tra la forza della corrente nel conduttore, l'ampiezza e la
direzione del campo magnetico nello spazio circostante. Laplace conferi
a questa scoperta la forma matematica (differenziale) definitiva.
In conformità a essa, la corrente elettrica i, che attraversa il tratto
ΔΙ del conduttore, crea nel punto dello spazio, situato alla distanza r
da ΔΙ (ΔΙ << r) un campo magnetico di intensità ΔΗ, pari a:
ΔΗ = K i Δl sinφ / r^2
in cui K è il coefficiente dipendente dalla scelta del sistema di unità e φ è l'angolo fra Δl e r.
Dalla legge di Biot-Savart-Laplace si deducono tutte le formule
integrali per la grandezza del campo magnetico (correnti rettilinea e
circolare; campo all'interno del solenoide e così via).
Biot è autore di eccellenti testi di fisica, matematica e astronomia e
di alcune biografie degne di nota: Neper, Galileo Newton, Franklin,
Laplace, Scrisse inoltre saggi su Erasmo, Montaigne, Rabelais.
I suoi lavori sull'astronomia egiziana e cinese risultarono di
inestimabile ausilio per lo studio della storia di questi paesi. Portò
anche a termine la traduzione in lingua francese di uno dei più antichi
libri cinesi.
Nel 1861 Biot diede alle stampe un ultime saggio di storia dell'astronomia indiana e cinese, dedicato alla memoria del figlio.
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