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Fisico, matematico, chimico.
Matematica delle probabilità e della geometria. Autore di teorie
fondamentali nel campo dell'elettrodinamica.
Nel 1799 si sposa con Julie Charron. Nell'agosto
del 1800 nasce un figlio, Jean-Jacques. Nel dicembre del 1801 ottiene
un posto di istruttore di fisica alla École centrale de l'Ain a Bourg,
in seguito Ampère viene promosso professore di matematica e astronomia
del Liceo di Lione. Dopo la morte della moglie (1803), egli si risposa nel 1806 con Jeanne Potot, che gli dà una figlia.
1808, ispettore generale dell'Università.
1809, professore di analisi matematica e di meccanica all'École Polytechnique.
1820, professore supplementare di astronomia alla Facoltà di scienze di Parigi.
1824, professore di fisica generale sperimentale al Collège de France.
I suoi studi:
1) matematica applicata al calcolo delle probabilità, alla meccanica, alla rifrazione della luce e all'elettrodinamica;
2) lavori di matematica pura, cioè lo studio di equazioni differenziali alle derivate parziali;
3) dimostrazioni matematiche a scopo pedadogico.
Nella sua famosa memoria del
1827 sull'elettrodinamica Ampère sviluppò una forma particolare della
formula oggi detta di Stokes che trasforma un integrale doppio di
superficie in un integrale di linea. Inoltre Ampère introduceva alcune
trasformazioni generali sviluppate in seguito da S. Lie, che ora sono
dette trasformazioni di contatto.
L'opera più famosa di Ampère consiste nell'aver fondato la scienza dell'elettrodinamica,
termine da lui coniato per definire lo studio delle azioni reciproche
di correnti elettriche. Continuando l'importante lavoro di C. A. de
Coulomb del 1780, i fisici avevano accettato le leggi della forza
elettrostatica e magnetostatica, simile nella formula alla legge della
gravità di Newton, secondo le quali la forza (F) tra due piccoli corpi
con carica elettrica (q1, q2 ), o tra due poli magnetici (m1, m2), può
essere espressa come direttamente proporzionale al prodotto delle due
cariche o intensità di polo magnetico e inversamente proporzionale al
quadrato della distanza (r) tra loro. Ampère considerò la corrente
elettrica come il fenomeno primario e dichiarò che tutti i fenomeni di
azione reciproca tra fili conduttori di corrente si potevano spiegare in
termini di correnti elettriche. Secondo tale teoria, un magnete è
soltanto un insieme di correnti elettriche orientate, e le attrazioni
tanto elettrostatiche quanto magnetostatiche si possono benissimo
spiegare, ricorrendo all'idea di correnti.
Dal 1821 al 1825 Ampère lavorò
in particolare alla teoria matematica del suo modello, e cercò di
spiegare i risultati di alcuni esperimenti a forza zero, che egli aveva
ideato per misurare le forze elettrodinamiche.
Nel 1827 presentò la sua teoria completa. Per la forza tra due elementi di corrente infinitesimi trovò la formula nota come formula di Ampère.
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